martedì 7 luglio 2009

Un genio, ma non il più grande

A due giorni dalla sesta vittoria a Wimbledon, quindicesimo Slam della carriera, di Roger Federer, cedo lo spazio di questo blog ad un talento della penna che spiega un po' il genio della racchetta e ci illumina con qualche dettaglio di storia del tennis. In perfetto stile: "Per favore non facciamo gli eroi".

di Gianni Clerici

WIMBLEDON - Alla fine di un match di 4 ore e 16 minuti, soffocato a tratti dalla preoccupazione di non riuscire a battere un avversario che aveva dominato diciotto volte su venti incontri, Roger Federer è riuscito a farcela , raggiungendo così il record di quindici vittorie nei tornei del Grand Slam, i quattro maggiori campionati del gioco. Vi è riuscito mentre, dalla tribuna ducale, lo applaudiva lo stesso Sampras, e mentre, nel suo abituale fair play, indirizzava un pensiero a Nadal che, infortunato, gli aveva indubbiamente facilitato di molto il compito... continua

giovedì 2 luglio 2009

32 anni buttati nel cesso

Mi sono messo nei loro panni, immerso nel sarcasmo acido che li circonda, e il titolo che mi è venuto fuori è questo. 32 anni è la durata della carriera degli Skiantos, che ieri sera hanno suonato al Circolo Magnolia di Segrate.
Varie considerazioni durante la serata: in 32 anni hanno quasi imparato a suonare e il chitarrista non è così ridicolo come era sembrato in televisione; riescono a far ridere senza far ridere e a tenere il palco senza tenere il palco; in casa mia vorrò un sacco di tavole appese ai muri con scritte le massime contenute nei testi dei loro capolavori (es: "I gelati sono buoni, ma costano milioni", "Se mi ami, amami", ecc).

Se devo dirla tutta, però, il concerto non mi ha entusiasmato: non conoscevo molto l'album nuovo e i pezzi storici sono stati pochi, ma non riesco a parlar male di questo gruppo di balordi che propone musica e comicità fatte di ingredienti come se per preparare la pastasciutta usassero il riso.

Decisamente sconsigliati.


martedì 23 giugno 2009

Some ultimate frisbee

mercoledì 17 giugno 2009

Il sax di Feiez

Molto tempo fa un signore (Johnny Sax) volle inventare uno strumento luccicante. Il sassofono. Del resto cos'è il sassofono? Il sassofono è semplicemente un insieme di buchi, di pelle e di vibrazioni. Allora uno si chiede: che differenza passa tra l'uomo e il sassofono? Nessuna. E fra l'emmenthal e il sassofono? Una, le vibrazioni. Se mio padre avesse suonato l'arpa paraguaiana forse adesso suonerei quella, da solo però. Conosci forse un complesso dove c'è un arpaparaguaianista? Però mi piacciono i Beatles dove il sax non c'era, allora ho iniziato a suonare la chitarra, che per altro dava anche più soddisfazione quando la suonavi in giro dove immancabilmente qualcuno si inseriva suonando i bonghi, quasi sempre fuori tempo. Sicuramente sarei andato molto più dritto io, solo che come cavolo facevo a suonarli insieme alla chitarra. Poi mi piacevano i Jethro Tull, quelli di Fi Fi Fiii, Fi Fi Fiii, Fi Fi Fiii, Fi Fi Fiii allora ho comprato un flauto traverso, solo che era troppo dritto. Quindi ho comprato una tromba, solo che aveva troppe curve e pochi tasti. Allora mi sono fidanzato così avevo tutto. Era dritta, ma non troppo, aveva la pelle, le curve, i buchi, vibrava, ma non suonava. L'ho lasciata e ho comprato un sassofono mio. La curvatura che più mi si addiceva in quel momento. Poi si vedrà.

Feiez

mercoledì 27 maggio 2009

Grande spirito, piccolo corpo

Questa volta la mia lettura non è arrivata da una scelta, ma da un regalo. Solitamente chi mi regala un libro sbaglia, ma negli ultimi due casi sono stato fortunato.

Mi sono trovato di fronte la storia di un adolescente indiano, Piscine Molitor Patel, che affronta i dubbi di un'età come la sua, con le peculiarità che derivano dalla zona in cui vive e dalla sua forte sensibilità: la maggior parte dei suoi problemi riguarda la scelta della religione da professare, tanto da portare prete, imam e pandit a discuterne faccia a faccia. Tra le cose immanenti, invece, si trova molto coinvolto dallo zoo gestito dal padre nella cittadina di Pondicherry e dagli animali che lo abitano.
A questa normalità punteggiata di elementi insoliti, la scrittura di Yann Martel si adatta perfettamente grazie a linearità e semplicità espressive, che si trovano durante tutto il romanzo e che lasceranno il posto solo sporadicamente a qualche flash-forward.
Non manca il colpo di scena che sconvolge la situazione e ribalta completamente il piano della narrazione: dopo questo momento nulla sarà più immaginabile e pianificabile, portando il nostro Pi sul filo del rasoio in una situazione che lo accompagnerà a lungo.
In questa seconda parte forse, la scrittura potrebbe essere più varia, anche se la costruzione narrativa, ogni evento calza perfettamente con il momento in cui avviene, e la competenza scientifica dell'autore tengono incollati alle pagine e sopperiscono a questa mancanza.

La storia è bella, così insolita da non parer vera, ma che siamo portati continuamente a considerare tale, anche solo per condividere e portare dentro di noi la speranza e la determinazione fortissime, che ci potranno rimanere anche dopo aver girato l'ultima pagina.

Volutamente ho tralasciato la trama, per non togliere il gusto della lettura, che perlopiù sta nella trama. Vi consiglio, per questo motivo, di evitare la lettura della seconda di copertina.


giovedì 14 maggio 2009

Autopromozione

Nell'ultimo periodo il blog gira con le promozioni. Eccone un'altra: un evento da non perdere, una mostra diversa dal solito e dell'ottima musica live.
Vi prometto che tra qualche giorno ricomincerò a scrivere qualcosa come si deve.

mercoledì 6 maggio 2009

Missuldisc 09

Assenza prolungata, ma non definitiva.

Scusate se è un periodo di blackout per questo blog, ma le cose da fare sono tante e scrivere tanto per farlo non mi piace. Un piccolo spunto però, posso darvelo.

Qui si cerca di parlare di cose che possano comporre una piccola parte del mondo che ci circonda, al di fuori dell'omologazione dettata dalle mode e dai tempi che corrono. Non soltanto cose fisiche, ma anche modi di essere.
In questo spazio, l'ultimate frisbee, sport di cui mi sono innamorato 3 anni fa circa, calza a pennello. Niente arbitri, piena responsabilità a chi gioca ad ogni livello, nessuna furbizia sprecata per aggirare le regole, agonismo puro. Umano.
Non posso spiegarvi tutto ora, perciò vi dò due link per capire di cosa stiamo parlando: Federazione Italiana Flying Disc e Frasba dal Lac.
Dopo aver letto (o ignorato) potete venire a vedere coi vostri occhi di cosa si tratta al torneo internazionale organizzato dalla squadra di cui faccio parte, la Frasba dal Lac appunto: il Missuldisc 09.

Pronti a conoscere qualcosa di nuovo?



martedì 14 aprile 2009

Pezzi sparsi

In questo periodo l'ispirazione per scrivere un bel pezzo completo e omogeneo non c'è, però ultimamente ho ascoltato un po' di dischi che vorrei condividere.
Parto da After the gold rush di Neil Young (1970). L'ho preso dallo scaffale dei vinili recuperati qua e là, mi ha stupito molto e soprattutto l'ho trovato molto attuale, potrebbe essere un disco dei giorni nostri e se oggi trovassi qualcuno che incide un disco così, bacerei il suolo dove cammina. Sopra a tutte la traccia che dà il titolo all'album. Consigliato l'ascolto in casa mentre si sistemano le carte sulla scrivania del formato 45 giri, i cui fruscii sembrano pensati per valorizzare la produzione.

Poi ho scoperto Fela Kuti, dopo aver visto al TG3 un servizio dedicato ai concerti del figlio Seun. Non ne so ancora molto, però questo Afrobeat mi piace già molto. Per ora ho trovato solo il best of. Ecco l'incipit della sua pagina su Wikipedia: Fela Anikulapo Kuti o semplicemente Fela Kuti, nato Olufela Olusegun Oludotun Ransome-Kuti e anche noto con lo pseudonimo The Black President (Abeokuta, 15 ottobre 1938 – Lagos, 2 agosto 1997) è stato un rivoluzionario, musicista e attivista dei diritti umani nigeriano, inventore del genere musicale dell'afrobeat e considerato fra i più influenti artisti africani del XX secolo.

Mi sono anche riascoltato i Taste di Rory Gallagher, il disco si intitola On the boards (1970). Consigliato se vi piacciono i chitarristi decisi, irlandesi e votati al rock 'n roll.

Per finire ho ripreso in mano il vinile di War degli U2 (1983). Servono commenti?

Non è un disco, ma: sto finendo di leggere Vita di P di Yann Martel. Presto due righe anche su questo libro, che già vi consiglio, come tutti i dischi sopracitati.

Alla fine qualcosa è venuto fuori. E voi, cosa ascoltate di bello?